alla Manina, dove la montagna conserva la memoria del ferro
Sabato 29 agosto, a quasi 1.800 metri di quota, il Rifugio Case Rosse dei Minatori e gli ingressi della Miniera di Manina sono tornati a essere un luogo d'incontro.
Non per riprendere il lavoro che per generazioni ha portato uomini dentro questa montagna, ma per raccontarlo, ricordarlo e, attraverso la speleologia, tornare a leggere ciò che di quella storia è ancora custodito nel sottosuolo.
È nato con questo spirito “Cuore di Ferro – La Miniera di Manina”, l’evento dedicato alla storia mineraria della Val di Scalve e all'esplorazione del suo patrimonio sotterraneo,
organizzato
da E.S.C.A. Padova Sotterranea
promosso
dalla Scuola Nazionale Speleologica Cavità Artificiali SSI,
dalla Commissione Cavità Artificiali SSI,
dal Museo Etnografico di Schilpario,
dal Gruppo Alpinistico Celadina,
dalla Federazione Speleologica Lombarda
e dal Comune di Vilminore di Scalve / Nona.
All'interno:
l'articolo completo e alcune immagini della giornata
Una montagna scavata dal ferro
Alla Manina il legame tra paesaggio e attività mineraria è ancora evidente.
Poco sotto il passo, sul versante della Val di Scalve, la montagna conserva gli ingressi e le tracce di una lunga attività estrattiva. Non si tratta quindi soltanto dello scenario scelto per la manifestazione: la miniera è stata il filo conduttore dell'intera giornata.
Il programma di “Cuore di Ferro” ha ripercorso la nascita del giacimento e la formazione delle mineralizzazioni, per poi entrare nella storia, nello sviluppo e nelle caratteristiche della Miniera di Manina.
Ma una miniera non è fatta soltanto di roccia, minerale e gallerie.
Dietro quelle aperture nella montagna ci sono il lavoro e la fatica dei minatori, le loro famiglie, i paesi della valle e un rapporto con il territorio costruito nel corso delle generazioni. Per questo alla parte geologica e speleologica si sono affiancati racconti, testimonianze e fotografie storiche, riportando al centro dell'attenzione anche la dimensione umana della miniera.
La profondità, in questo caso, non si misura soltanto in metri.
Tornare sottoterra per leggere la storia
Per chi si occupa di cavità artificiali, una vecchia miniera rappresenta un luogo particolare.
Esplorarla significa certamente documentarne gli ambienti e comprenderne lo sviluppo, ma significa anche confrontarsi con un'opera costruita dall'uomo e con le ragioni per cui è stata realizzata.
Le gallerie, gli imbocchi, le tracce delle lavorazioni e ciò che rimane delle infrastrutture minerarie diventano così documenti da osservare e interpretare.
È proprio qui che speleologia, ricerca storica e memoria possono incontrarsi: entrare oggi nella Miniera di Manina significa anche cercare di comprendere il lavoro di chi vi entrava quando quelle gallerie non erano luoghi da esplorare, ma luoghi di lavoro.
Non è un caso che la presenza della miniera compaia anche nelle testimonianze storiche dedicate al Passo della Manina. Già alla fine dell'Ottocento viene ricordata l'attività estrattiva poco sotto il passo; fotografie e documenti del Novecento raccontano poi uomini al lavoro e infrastrutture realizzate per trasportare il minerale, restituendo l'immagine di un'attività profondamente inserita nella vita della valle.
Case Rosse, un luogo che fa parte del racconto
Anche la scelta del Rifugio Case Rosse dei Minatori, a Nona di Scalve, ha contribuito in maniera decisiva alla riuscita dell'iniziativa. Non è infatti un semplice rifugio nei pressi della miniera: l’edificio ospitava la direzione mineraria, con gli uffici della miniera, gli alloggi dei dirigenti e la mensa utilizzata dai minatori. Ritrovarsi oggi proprio alle Case Rosse per raccontare la Manina significa quindi riportare fotografie, testimonianze e memoria del lavoro in uno dei luoghi in cui quella storia veniva vissuta quotidianamente.
Raggiungere il rifugio richiede circa 40-50 minuti di cammino. Eppure, nell'arco della giornata, sono salite alla Manina circa 50-60 persone, un risultato particolarmente significativo considerando la posizione del luogo e il fatto che il momento principale dell'evento si sia svolto in serata.
La mostra fotografica, visitabile già durante il giorno, ha accompagnato il pubblico nel mondo ipogeo e nelle esplorazioni minerarie. Con il calare della sera sono arrivati i racconti e le testimonianze dedicati al lavoro in miniera, alle famiglie dei minatori, al paese e alla montagna.
Fotografie storiche e immagini degli ambienti sotterranei hanno messo in dialogo passato e presente.
E poi la musica.
Le note del violoncello, suonato da uno speleologo che ha accompagnato diversi momenti dell'iniziativa, hanno dato alla serata una dimensione ancora diversa, particolarmente adatta a un luogo nel quale paesaggio, silenzio e memoria erano già parte integrante del racconto.
Speleologia e comunità
“Cuore di Ferro” ha avuto anche un altro risultato importante: mettere in contatto mondi che non sempre hanno occasione di incontrarsi.
Da una parte gli speleologi e le diverse realtà che si occupano di esplorazione, studio e documentazione del sottosuolo; dall'altra abitanti, escursionisti e persone semplicemente incuriosite dalla storia della Manina.
Per il mondo speleologico è stata ancora una volta la conferma di quanto lo scambio tra gruppi e persone con esperienze differenti possa essere utile e costruttivo. Allo stesso tempo, portare fotografie, racconti e risultati delle esplorazioni fuori dall'ambiente strettamente speleologico ha permesso di accorciare la distanza tra chi esplora questi luoghi e la comunità alla quale appartengono.
Forse è proprio questo uno degli aspetti più riusciti dell'iniziativa.
La speleologia nelle cavità artificiali non termina quando si esce da una galleria. La documentazione e la conoscenza acquistano valore quando riescono a tornare sul territorio, incontrando le persone e contribuendo a mantenere viva la memoria dei luoghi.
Un grazie a chi ha reso possibile Cuore di Ferro
Un ringraziamento particolare va ai gestori del Rifugio Case Rosse dei Minatori, che hanno accolto l'iniziativa con grande disponibilità, lasciando piena libertà nell'allestimento della mostra e nell'organizzazione degli spazi.
Grazie allo speleo-fotografo che ha messo a disposizione le proprie immagini, permettendo al pubblico di entrare visivamente negli ambienti sotterranei della miniera.
Grazie allo speleo-violoncellista, che ha accompagnato musicalmente l'iniziativa e la serata, creando un'atmosfera difficile da immaginare altrove.
E grazie a tutti gli speleologi che hanno raggiunto la Manina, collaborato all'organizzazione e contribuito, ciascuno in maniera diversa, alla riuscita dell'evento.
Il cuore di ferro continua a battere
A distanza di tempo dalla fine dell'attività estrattiva, alla Manina restano gallerie, imbocchi, manufatti, fotografie, documenti e ricordi.
Restano soprattutto le storie delle persone che quella montagna l'hanno conosciuta in un modo molto diverso da noi.
Oggi gli speleologi vi entrano con altri strumenti e altri obiettivi: esplorano, documentano, fotografano e cercano di comprendere. Ma proprio questo lavoro può contribuire a evitare che ciò che rimane nel sottosuolo perda il legame con ciò che è accaduto in superficie.
“Cuore di Ferro” ha provato a fare esattamente questo: riunire per una giornata la miniera, la montagna e le persone attorno alla loro storia comune.
E le 50-60 persone che hanno scelto di salire a piedi fino alle Case Rosse, fermandosi alla Manina fino a sera per ascoltare racconti, guardare immagini e condividere quel luogo, sono forse il segnale migliore che questa storia ha ancora molto da raccontare.
Un'esperienza da ricordare e, certamente, un format che merita di essere riproposto.
Alcuni momenti della giornata





Inserti - LA MINIERA DI MANINA — Una storia di ferro tra due valli
La Miniera di Manina, poco sotto l’omonimo passo tra la Val di Scalve e l’alta Val Seriana, fa parte della lunga storia mineraria delle Orobie. Il giacimento, caratterizzato soprattutto da mineralizzazioni a siderite negli strati del Servino, è ricordato dalla letteratura mineraria tra i principali giacimenti ferriferi delle Alpi lombarde.
L’attività estrattiva, documentata nel corso dei secoli e proseguita con alterne vicende fino all’età contemporanea, ha lasciato sulla montagna un vero paesaggio minerario: gallerie, imbocchi, strade, edifici e impianti per il trasporto del minerale. Tra questi spiccava la teleferica Manina–Ponte Formello, che permetteva di trasferire a valle il materiale estratto. Un reportage fotografico del 1979 conserva immagini dei minatori al lavoro, delle tramogge, dei carrelli e degli impianti ancora in funzione.
Oggi quelle gallerie e quei manufatti costituiscono una preziosa testimonianza di archeologia mineraria, da leggere insieme alle fotografie, ai documenti e soprattutto ai ricordi delle persone che alla miniera hanno lavorato. Un patrimonio nel quale storia del territorio e storia umana si intrecciano e che l’esplorazione e la documentazione speleologica possono contribuire a conoscere e conservare.
Riferimenti:
- Reportage del 1979 di Alessandro Capitanio - Archivio di Etnografia e Storia Sociale (AESS) della Regione Lombardia
https://www.aess.regione.lombardia.it/ricerca/ricerca_src/scheda_ril.php?idk_id=RIL-CAP02-0000000612&sigla=aess_view
Organizzazione
- E.S.C.A. Padova Sotterranea
Promossa da:
- E.S.C.A. Padova Sotterranea
- Scuola Nazionale Speleologica Cavità Artificiali SSI
- Commissione Cavità Artificiali SSI
- Museo Etnografico Schilpario
- Gruppo Alpinistico Celadina
- Federazione Speleologica Lombarda
- Comune di Vilminore di Scalve / Nona
Sponsor
Saal, partner di stampa per le nostre mostre fotografiche, estende le agevolazioni a tutti i partecipanti con un 30% di sconto a tutti gli amici e partecipanti per realizzare le loro stampe. Se volete potete approfittarne inquadrando il Qrcode in locandina oppure andando a questo link: www.saal-digital.it Sconto
Programma
INIZIO ORE 20.00
- APERTURA
- Saluto degli organizzatori
- Presentazione della serata e dei partecipanti
- Breve introduzione al progetto "Cuore di Ferro"
- IL FERRO NEL CUORE DELLA MONTAGNA
- Introduzione geologica e storica:
- nascita del giacimento
- formazione delle mineralizzazioni
- storia, sviluppo e caratteristiche della miniera
- LETTURE E TESTIMONIANZE
- Il lavoro in miniera
- Le famiglie dei minatori
- Il paese e la montagna
- Le testimonianze degli ex minatori
- Il valore della memoria
musica dal vivo
Mostra Fotografie storiche proiettate e immagini della miniera
- CONCLUSIONE
- riflessione finale
- ringraziamenti
- presentazione delle associazioni coinvolte
- invito a visitare la mostra o a trattenersi al rifugio
